Il termine depressione è sicuramente uno dei più conosciuti per quanto riguarda i disturbi psicologici.
Molti la considerano una reazione ad una particolare esperienza di vita. Ad esempio se una persona perde il lavoro può avere un momento in cui tutto diventa difficile nella vita, a cominciare dall'alzarsi dal letto o portare avanti le piccole responsabilità quotidiane.
In questi termini la depressione è una risposta comportamentale necessaria per riorganizzare il proprio vissuto emotivo e cognitivo, una fase che precede il ricominciare a fare.
I disturbi dell'umore sono processi molto più complessi che non riguardano la situazione vissuta ma il modo in cui proviamo a dare delle risposte a questi eventi. Quindi non è l'evento la causa ma bensì la difficoltà di un individuo a dare risposte adeguate.
Riprendendo l'esempio precedente, possiamo dire che non tutti quelli che perdono il lavoro sviluppano un disturbo dell'umore, ma solamente chi ha un sistema cognitivo disfunzionale non sarà in grado di dare risposte competitive ed entrerà nel baratro della depressione.
Beck è sicuramente uno degli autori cognitivi più importanti nel trattamento della depressione. Il suo approccio è ancora oggi uno dei più sperimentati con successo sui pazienti.
Il vissuto emotivo ed i comportamenti sono influenzati dal modo di interpretare ed organizzare gli stimoli nelle proprie strutture mentali: questo era il punto principale di partenza della teoria. Le cognizioni ("eventi" verbali o immaginativi del flusso di coscienza) si fondano su atteggiamenti e presupposti (schemi) nati da esperienze precedenti (Beck, 1979).
Beck definisce lo schema come una struttura relativamente stabile che gestisce i processi cognitivi, elaborando, strutturando e modificando i contenuti percettivi. Sono loro che organizzano la realtà dell'individuo.
La "cognizione" è qualunque attività mentale che abbia un contenuto verbale: idee, pensieri, giudizi, ma anche autoistruzioni, autocritiche, desideri articolati verbalmente.
Sulla base dei risultati ottenuti tramite le sue ricerche, Beck concluse che il contenuto delle cognizioni dei pazienti depressi risulta caratterizzato come segue:
- Bassa considerazione di sé. La persona si valuta sempre inferiore agli altri; è più sensibile alle sconfitte e alle critiche, non riconosce i suoi pregi. Cerca costantemente conferma della sua inferiorità.
- Idee di privazione. Il soggetto verbalizza di sentirsi solo o indesiderato anche a fronte di manifestazioni di amicizia e affetto. Ritiene di trovarsi in una situazione economica precaria anche a dispetto di un solido conto in banca.
- Autocritiche e autorimproveri. Il suo dialogo interno è autocritico, alla ricerca di difetti, in particolar modo nei campi di maggiore interesse.
- Problemi e doveri opprimenti. L'individuo ingigantisce considerevolmente problemi e responsabilità che, in altri periodi, considera secondari o insignificanti.
- Autocomandi e ordini. Il paziente è schiavo delle sue doverizzazioni.
- Desideri di fuga. La fuga rappresenta lo stile di coping preferito davanti alle responsabilità.
Per l'Autore la cosa più importante è non tanto il contenuto delle cognizioni, quanto il riconoscimento e la ristrutturazione degli errori cognitivi che le generano. Sono le distorsioni cognitive dell'individuo depresso che lo spingono e lo imprigionano in una realtà soggettiva dove non è capace di valorizzare se stesso. Diffida delle persone che lo circondano e, di conseguenza, non ha la minima possibilità di vedere il proprio futuro in positivo. La sintesi di questa visione riconduce il soggetto depresso ad una triade cognitiva negativa:
- Interpretazione negativa dell'esperienza del mondo, ovvero la tendenza a interpretare in maniera selettiva, impropria e autodenigratoria fatti ed esperienze attuali: la propria giornata appare costellata di ostacoli e le interazioni quotidiane con l'ambiente come una serie di insuccessi;
- Valutazione negativa di sé, in base alla quale l'individuo tende a sottovalutare le proprie capacità e le proprie risorse, a considerarsi inutile, sgradevole o indegno;
- Aspettative negative sul futuro, che conducono a formulare previsioni negative sia a breve sia a lungo termine e ad aspettarsi un futuro cosparso di ostacoli e sofferenze. Beck osserva come la stessa dimensione del futuro venga compromessa: come progettualità, libertà, imprevedibilità.
Questo è facilmente osservabile mettendo a confronto le aspettative di insuccesso e le paure di pazienti ansiosi con le previsioni negative di pazienti depressi (Beck, 1967).
La terapia cognitivo comportamentale aiuta a riconoscere e ristrutturare questi errori di pensiero e, con tecniche comportamentali mirate, a riappropriarsi gradualmente della propria vita.