Da molti anni si parla in modo diffuso di depressione, ma cos'è e come riconoscerla?

La depressione è un'alterazione dell'umore, caratterizzata da tristezza di diversa gravità, senso di solitudine, mancanza di speranza, contrarietà, sensi di colpa e dubbi (parecchi dubbi). Essa può insorgere anche del tutto spontaneamente, cioè senza essere preceduta da alcun evento spiacevole. In altri casi un evento scatenante c'è, ma la reazione della persona appare sproporzionata, per intensità e/o durata, rispetto all'evento.

È fondamentale distinguere tra la tristezza dovuta a un evento spiacevole o a una perdita, e un tono dell'umore depresso caratterizzato da un modo di pensare e di vivere in negativo le emozioni. Il depresso interpreta costantemente le proprie interazioni con l'ambiente come manifestazioni di sconfitta, privazione o denigrazione. Giudica la sua vita come costellata da un susseguirsi di ostacoli, impedimenti, difficoltà, ed è fermamente convinto che le sue angosce attuali perdureranno all'infinito.

Come si può aiutare una persona depressa?

In queste condizioni la persona non riesce più a svolgere le più comuni attività quotidiane, quali prendersi cura di sé, portare a termine un impegno, lavorare e relazionarsi con gli altri. Mancano le energie, si perde la capacità di godere dei normali piaceri quotidiani e insorgono difficoltà nel dormire e nell'alimentarsi.

I familiari si trovano a fronteggiare una situazione particolarmente complessa. In una fase iniziale si preoccupano e cercano risposte razionali che giustifichino il cambiamento, il ritiro sociale e i disturbi del sonno; poi, quando prendono consapevolezza del fatto che le cause sono psicologiche, tendono a sminuire il problema. Atteggiamenti come le prediche e le esortazioni all'ottimismo e alla reazione contribuiscono ad alimentare il senso di colpa e la scarsa autostima. Il depresso non è un egoista fannullone che non vuole reagire: è la malattia stessa che sopprime la sua volontà.

La confusione su questo punto alimenta nel depresso la rabbia contro di sé e contro gli altri, la colpa e l'impotenza, rinforzando il circolo vizioso del disturbo.

Esistono delle terapie efficaci?

Gli studi scientifici hanno dimostrato l'efficacia della terapia farmacologica e della terapia cognitivo comportamentale. L'uso di farmaci è particolarmente indicato nella fase iniziale, specialmente nei casi più gravi: aiuta a recuperare le energie per provare a riattivarsi, gestire i sintomi ansiosi e regolare i ritmi sonno-veglia.

Il ricorso ad un trattamento cognitivo comportamentale è fondamentale nel processo di cura. Lo scopo della terapia è imparare a riconoscere e poi ristrutturare gli errori cognitivi che rinforzano la visione negativa di se stessi, del mondo e del futuro, associando tecniche comportamentali che permettono di riappropriarsi della propria vita. Imparare a vivere guardando il mondo con un nuovo paio di "occhiali", sperimentando le proprie emozioni.

Quali sono gli ostacoli?

Ogni processo di cambiamento è pieno di insidie. La prima difficoltà è riconoscere di aver bisogno di un aiuto: per un depresso, inizialmente, fidarsi è difficile e in alcuni casi impossibile. L'obiettivo iniziale è far intravedere la possibilità di un cambiamento e stabilire gradualmente un rapporto di fiducia. Anche se il disagio è persistente e costante, la paura di perdere quel poco che si ha blocca qualsiasi forma di cambiamento. Nella relazione bisogna essere pazienti, empatici e comprensivi, ma nello stesso tempo determinati verso lo scopo.

Il mio consiglio è di leggere e informarsi, per capire che tante altre persone soffrono e hanno sofferto degli stessi disturbi, e che molte hanno imparato a vivere la quotidianità in modo più leggero e a volte persino allegro.